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DIARIO DALLA PALESTINA (IV)

Fabrizio Bettini, Lorenzo Campedelli, Fabio Cea

7 ottobre
La giornata trascorsa è stata una di quelle nelle quali ti senti trascinato, e non riesci a capire quanto vivi e quanto sei vissuto. Ieri notte il concerto dei rumori della guerra non ci ha fatto addormentare sereni, sapevamo che qualche cosa stava succedendo. In questi momenti è la rabbia che prende il controllo, ti senti stringere la gola, senti il rumore della guerra e tu non puoi fare niente, solo ascoltare. Ascoltare il moto pesante dei cingolati e il rumore degli elicotteri. Qualche sparo. Prima di addormentarmi, all’una e trenta di notte, annoto queste parole sul mio quadernino.
«Notte, un lampo in lontananza, non è un temporale. Un rombo in cielo, non è un temporale. Rumori sinistri in questa notte che era sembrata tranquilla. Sono gli elicotteri da combattimento apaches in cielo e i tank in terra. Magari domani mattina ci saranno lanci d’agenzia che daranno numeri, tot morti, tot feriti, tot case distrutte. Numeri, numeri del ***, magari qualcuno in Italia preferirà la hit del momento alla voce del giornale radio che elenca i numeri. Ma questa normalità di numeri e rumori molesti è agghiacciante e non ci dovrebbe essere consentito nemmeno a noi, nei nostri comodi letti europei e nord americani, di dormire in questa notte. Cristo! Questi non sono numeri, sono persone, storie sono cose vere e tangibili. Mentre noi siamo testimoni di questi rumori dal nostro balcone nella casa di Qararah (Palestina), nella strada sfrecciano i taxi che portano i lavoratori verso il confine di Erez. Lavoratori spinti dalla fame a lavorare per uno stato che questa notte tiene svegli i loro figli con suoni di una battaglia che per la sua macabra ripetitività sembra quasi normale, qui nella Striscia di Gaza».

Questa mattina ci siamo immersi nel vortice di rabbia che è scaturito da questa azione militare. Abbiamo sentito le urla della folla che portava le vittime dell’attacco fino alla moschea. C’erano spari e bandiere. Più tardi siamo andati a visitare i luoghi della mattanza. Un uomo anziano ci racconta come hanno ucciso sua nipote, che aveva cinquant’anni e che, madre di un attivista, si è vista piombare i soldati in casa, ai quali, terrorizzata, ha sbarrato la porta. La risposta dei militi è stata una raffica che l’ha buttata a terra sanguinante. I soldati hanno ammanettato gli uomini e le donne sono state rinchiuse in una stanza. La donna sanguinante è stata lasciata priva di aiuto. La zona è stata invasa dai soldati e dai mezzi corazzati israeliani, nessuna ambulanza ha potuto accedervi fino alle tre e mezza. Per la donna è stato troppo tardi.
In un altro posto, sempre nel cuore della notte, delle persone osservano gli elicotteri dal terrazzo di casa e come risposta si vedono arrivare un razzo addosso. Ci sono tre feriti di cui uno grave. Le scale della casa sono tutte intrise di sangue, ed è un immagine di quelle che ti rimangono stampate dentro, anche i volti delle persone ti si appiccicano al cuore, qualcuno ha ancora gli indumenti sporchi di sangue e gli occhi sono umidi di lacrime.
Poco prima delle quattro, i soldati hanno ripiegato e la gente è scesa in strada, probabilmente mossa da un misto di rabbia e curiosità. Molta gente si raduna all’angolo di una strada ma un razzo assassino colpisce il gruppo. La strage è inevitabile: nove morti, alcuni sono giovani dai 15 ai 16 anni. I feriti sono circa una settantina. Di questa carneficina troviamo traccia nei continui passaggi di ambulanze che corrono verso Gaza nei cortei funebri, io ne conto almeno sette.
La rabbia si respira nell’aria, la battaglia continua fino alle nove di mattina, come due ciliegine sulla torta pare ci sia un lancio di granate verso un insediamento ad opera di Hamas e dei colpi che colpiscono l’ospedale Nasser di Khan Younis, risultato: un morto e otto feriti.
La tv palestinese per tutta la mattina ha trasmesso immagini dell’ospedale invaso dai feriti, sangue, sangue vero, l’ospedale della tv palestinese non è quello “E.R. medici in prima linea”. Poi ci sono inni patriottici e una specie di tele predicatore che consola una donna che chiama la tv piangendo e urlando.
Fino a sera siamo presi in questo turbine di notizie, e del numero delle vittime che sale. È ormai notte, tutto tace, speriamo sia questa una notte tranquilla.

Comunicato del Centro Palestinese per i Diritti Umani - 13 civili palestinesi uccisi e decine di feriti in un attacco israeliano a Khan Younis
7 ottobre 2002. Le forze d’occupazione israeliane, con mezzi corazzati e supportate da elicotteri, hanno sferrato un attacco militare contro i sobborghi di Khan Younis, Al-Satar Al-Gharb e Al-Amal, durante la notte. Dodici civili palestinesi, incluso quattro ragazzi e una donna, sono rimasti uccisi e più di ottanta feriti, molti dei quali rimangono in serie condizioni. Anche questa mattina, le forze di occupazione israeliane nelle vicinanze dell’insediamento di Neve Dekalim, ad ovest di Khan Younis, hanno bombardato zone residenziali palestinesi nella città, uccidendo un civile palestinese e ferendone altri nove. Al momento l’offensiva militare contro Khan Younis sta continuando.
Secondo le indagini del PCHR (Centro Palestinese per i Diritti Umani), approssimativamente alle 23.55 di domenica 6 ottobre 2002, le forze di occupazione israeliane con più di quaranta mezzi corazzati e l’aggiunta di elicotteri d’attacco, si sono spostate dalle postazioni militari nelle vicinanze dell’insediamento di Gani Tal verso la zona di Al-Satar Al Gharbi a nord ovest di Khan Younis, e il sobborgo di Al-Amal ad ovest. I carri armati israeliani e le unità di fanteria sono state dislocate nelle strade del vicinato di Al-Amal. I soldati hanno aperto il fuoco indiscriminatamente. Altri mezzi blindati, jeep e fanteria si sono spostati verso Jamal’Abdul Nasser street, che collega la zona di Al-Satar Al Gharbi al centro di Khan Younis. Da li le forze israeliane si sono mosse verso la zona di Al-Katiba a nord della città, e poi verso il centro.
Più tardi, le forze israeliane si sono ritirate e hanno preso posizione vicino alla moschea di Al-Katiba. Nel sobborgo di Al-Amal, le forze di occupazione sono state dispiegate vicino alla casa della Famiglia di Raffe’ Salah Salama, un attivista palestinese il quale è ricercato da Israele. Quando sua madre, Rahima Hassan ‘Ali Salama, cinquant’anni, ha sentito i soldati israeliani avvicinarsi alla zona, ha aperto la porta temendo che i soldati potessero entrare nella casa improvvisamente, ma quando un soldato le ha urlato contro lei l’ha subito chiusa. Immediatamente i soldati israeliani hanno aperto il fuoco verso la porta ferendo la donna con diverse pallottole che le hanno trapassato il corpo, ed anche il figlio Mahmad, 15 anni, con una scheggia. Dopo di che, i soldati israeliani sono entrati nella casa impedendo alla famiglia di soccorrere la donna ferita. I soldati hanno ammanettato gli uomini della casa ed hanno rinchiuso le donne in una stanza. Sono rimasti dentro per due ore perquisendo la casa. I soldati hanno anche negato l’accesso alle ambulanze nella zona per evacuare i feriti. La madre è morta dissanguata e il figlio è stato portato in ospedale con una macchina alle 3.30 circa.
Un altro civile palestinese, ‘Abdul Fattah ‘Ali Suleiman Al-Sallout, quarant’anni, è stato ferito all’addome da un proiettile di grosso calibro sparato da un elicottero israeliano mentre era nella sua casa nel sobborgo di Al-Amal. È stato portato anch’egli con una macchina all’ospedale, ma è morto a causa delle ferite.
Nella stessa zona, un elicottero israeliano ha sparato un missile verso quattro civili palestinesi appartenenti alla famiglia Abu al-Khair che si trovavano sul tetto della loro casa. I quattro sono stati feriti e due di essi sono in pericolo di vita. I bambini sono riusciti a fuggire dalla casa in tempo per evitare le schegge fuoriuscite dal missile che ha colpito la stanza dove stavano dormendo, poco prima dell’attacco. Anche un certo numero di case vicine sono state danneggiate.
Nel distretto di Al-Satar Al-Gharbi, verso le 3.30, carri armati israeliani si sono posizionati nella zona di Al-Katiba aprendo il fuoco indiscriminatamente e uccidendo il diciottenne Jamal Fathi Muhareb con alcune pallottole nella nuca e nel petto. Circa venti minuti più tardi, mezzi corazzati israeliani hanno cominciato ad indietreggiare verso il suddetto insediamento. Presto, decine di civili palestinesi sono usciti dalle loro case per verificare cose fosse successo nella zona. Quando si sono radunati ad un incrocio, un elicottero israeliano ha sparato un missile verso il gruppo, uccidendo nove civili, compreso quattro ragazzi.
Più di cinquanta persone sono state ferite, dieci sono in condizioni critiche. I deceduti sono: 1 Mohammed Hassan al-Astal, 15 anni, ucciso da una scheggia nel corpo; 2 ‘Abdullah Walid Salah, 16 anni, ucciso da una scheggia nel corpo; 3 Ahmed ‘Abdul Ràouf al-Astal, 16 anni, ucciso da una scheggia nel corpo; 4 Fares ‘Abdul Nasser Daoud al-Zaqzouq, 17 anni, ucciso da una scheggia nella testa; 5 Haitham Mousa Abu al-Naja, 27 anni, ucciso da una scheggia nel corpo; 6 Ussam Mohammed ‘Ali ‘Aabdin, 23 anni, ucciso da una scheggia nel corpo; 7 Eihab Helmi Dhib Khalaf, 22 anni, ucciso da una scheggia nel corpo; 8 Ayman Mohammed Saqer, 35 anni, ucciso da una scheggia nel corpo; 9 Mohammed Mustafa Sadiq, 20 anni, ucciso da una scheggia nel corpo.
Anche questa mattina alle 7.00 circa, le forze di occupazione israeliane dalle basi militari in prossimità dell’insediamento di Neve Dekalim, ad ovest di Khan Younis, hanno bombardato il campo profughi di Khan Younis e i sobborghi di Al-Nimsawi e Baten al-Samin, uccidendo il ventitrenne Mohammed Farhan Shaloula con una pallottola nella schiena e ferendo altre nove persone, una delle quali seriamente.
Il PCHR condanna pesantemente questi ultimi attacchi contro la popolazione civile palestinese. Il PCHR considera che il silenzio e l’incapacità della comunità internazionale verso gli incessanti crimini di guerra servano ad incoraggiare Israele e le sue forze di occupazione a continuare nelle loro azioni. Il PCHR rinnova la sua richiesta alla comunità internazionale di porre fine al suo silenzio e di intervenire immediatamente per proteggere i civili palestinesi, in modo da far terminare la totale indifferenza di Israele verso la legge internazionale. Il PCHR ricorda inoltre ai firmatari della Quarta Convenzione di Ginevra del 1949 gli obblighi legali che assicurano il rispetto di tale convenzione, per individuare e perseguire i responsabili delle gravi violazioni di essa (www.pchrgaza.org).